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Paragrafo 4 . I bolscevichi al potere.

     
Il  governo  sovietico affront subito la questione della  pace,  alla
quale  Lenin  intendeva arrivare il pi presto  possibile,  anche  per
evitare   che  il  proseguimento  della  guerra  favorisse  le   forze
controrivoluzionarie. Non tutti i capi bolscevichi erano d'accordo, ma
la tesi di Lenin prevalse e agli inizi di dicembre, nella cittadina di
Brest-Litovsk, presso il fronte, vennero avviate le trattative con gli
austro-tedeschi, anch'essi interessati alla pace con  la  Russia,  per
poter spostare le truppe sul fronte occidentale; alla met di dicembre
fu firmato l'armistizio.
     Contemporaneamente vennero adottati importanti  provvedimenti  in
campo  economico:  intorno  alla met di novembre  venne  ampliato  il
controllo  operaio  sulle  fabbriche  e  il  mese  successivo   furono
nazionalizzate le banche.
     La  presa  del potere da parte dei bolscevichi guast i  rapporti
tra  questi e le altre forze politiche. La tensione aument  quando  i
bolscevichi dichiararono che non avrebbero tenuto conto dei risultati,
a  loro  sfavorevoli  (175  seggi su  707,  contro  410  ottenuti  dai
socialisti rivoluzionari), delle elezioni per l'assemblea costituente,
indette  prima della rivoluzione di ottobre e svoltesi il 16 novembre.
In  realt  i  rapporti di forza non corrispondevano a  quanto  emerso
dalla  consultazione  elettorale: i socialisti  rivoluzionari  avevano
conseguito  una  netta maggioranza, ma i bolscevichi  godevano  di  un
consenso decisamente superiore a Mosca, a Pietrogrado e nell'esercito,
che costituivano le realt sociali politicamente dominanti.
     Tutto ci spiega come mai non ci fu alcuna reazione quando, il  7
gennaio 1918, l'assemblea costituente, a poco pi di un giorno dal suo
insediamento  e  dopo  che si era dichiarata a  maggioranza  contraria
all'attribuzione  di  tutto  il potere ai soviet,  venne  sciolta  per
ordine del congresso panrusso dei soviet.
     Dopo lo scioglimento dell'assemblea costituente e la rottura  con
gli altri partiti, i bolscevichi si trovarono politicamente isolati ed
esposti  alla reazione delle forze politiche e sociali antisovietiche.
Problematico era poi il rapporto con le varie nazionalit,  nonostante
il   governo   avesse   riconosciuto  con  un'apposita   dichiarazione
l'eguaglianza  e il diritto all'autodeterminazione di tutti  i  popoli
dello    stato   russo.   Per   prevenire   e   reprimere   iniziative
controrivoluzionarie,  il  governo bolscevico  istitu  un  organo  di
polizia  politica denominato "commissione straordinaria per  la  lotta
contro la controrivoluzione, la
     
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     speculazione  e  il  sabotaggio"  (CEKA),  dichiar  illegale  il
partito cadetto e istitu tribunali rivoluzionari.
     All'isolamento  interno  dei  bolscevichi  si  aggiungeva  quello
internazionale,  determinato  dalla  paura  di  vedere   dilagare   la
rivoluzione  presso le altre potenze europee. Il problema pi  urgente
era  comunque quello della guerra. L'esercito russo ormai non era  pi
in  grado  di  sostenere  lo sforzo bellico,  perch  era  disgregato,
demotivato e numericamente ridotto, a causa anche della diserzione  di
molti  contadini  desiderosi di partecipare alla  distribuzione  delle
terre.  D'altra  parte il governo sovietico ritardava  la  conclusione
delle  trattative di pace, perch le condizioni imposte  dai  tedeschi
erano  assai  pesanti e i capi bolscevichi speravano in  una  generale
diffusione  degli  ideali rivoluzionari presso le truppe  nemiche,  in
modo  che si potesse arrivare alla auspicata "pace senza annessioni  e
senza indennit".
     Austria  e  Germania  per volevano concludere  rapidamente,  per
impegnare  le loro truppe sugli altri fronti; per questo la  Germania,
il  18  febbraio  (il  14 in Russia era stato adottato  il  calendario
occidentale),  decise di riprendere l'offensiva. Il governo  sovietico
si  trov  cos  costretto  ad accettare le condizioni  imposte  dagli
austro-tedeschi, che nel frattempo erano diventate ancora pi pesanti,
tanto  che  Lenin stesso ammise di aver firmato una "pace vergognosa".
Il  relativo trattato venne sottoscritto a Brest-Litovsk  il  3  marzo
1918:  la  Russia  perdeva circa un quarto del suo territorio  ed  era
obbligata al pagamento di pesanti riparazioni.
